Che poi uno passa una giornata fica in mezzo ai frikkettoni e sta bene proprio (forse perchè è frikettonedentro).
Esce di casa presto, intorno alle 10:30, va in cantina e gonfia le ruote della sua bicicletta scassata e impolverata e parte alla conquista del mondo. Ed è un giorno di festa, quindi, come in tutti i giorni di festa, a Bologna si gira meglio. Percorre le strade che di solito fa in macchina, e le fa come se stesse in macchina, tipo che si ferma ai semafori anzichè proseguire sul marciapiede, non va nei sensi unici e manca poco che imiti il rumore della freccia quando deve svoltare. E arriva al parco, quello grande col laghetto, notando che c'è una luce strana, tipo elettrica, tipo neon, ed è solo perchè c'è un pochino di foschia quindi il sole non arriva diretto, a riflettersi sul lago. Percorre le stradine sterrate del parco e arriva fino alla collinetta, sulla quale c'è un cartellone di carta attaccato ad un albero che dice "25 Aprile - Festival internazionale delle zuppe", e pensa che la data c'era, il luogo quasi, e che era fatta! C'era stato anche gli anni precedenti e tutte le volte gli era piaciuta, quella festa, solo che gli altri anni arrivava sempre tardi e le zuppe erano quasi finite. Dice a se stesso che quest'anno non accadrà lo stesso. Allora chiama qualche amico, va a casa a prendere la macchina fotografica e, sempre con la bici scassata e sfrenata (nel senso di senza freni) si dirige verso il luogo dove faranno il Festival, praticamente sotto casa sua. Intanto là fervono i preparativi. Vengono allestiti dei tavolini, dei cartelloni, dei fantocci in cartapesta, delle impalcature con tubi in ferro. Ci sono delle persone che stanno allestendo una cabina elettorale, dove poi in serata si potrà votare la zuppa migliore. Ci sono dei giocolieri francesi e degli equilibristi di Barcellona che provano il loro numero, dei ragazzi che si truccano con colori sgargianti e dei bimbi che guardano incantati i birilli che rotolano nell'aria. Intanto arrivano i suoi amici, e dopo una colazione fugace si vanno a sdraiare sul prato in attesa dell'inizio della festa. Il tempo è splendido. Piano piano la strada si anima, e per Mas è bellissimo vedere tanta gente nel suo quartiere, di solito piuttosto quieto (diciamo così). Incontra un suo amico iraniano e scopre che anche lui ha portato la sua zuppa, La Zuppa di fungo l'ha chiamata, e io gli ho subito promesso il mio voto, ma lui ha detto che non gliene fregava niente del voto e che lui stava là, dava la sua zuppa, e quando finiva tutte e 4 le pentole andava via, Io gli ho detto "Ma allora perchè l'hai fatta, scusa?". Lui mi ha detto che gli piace fare le zuppe. Ah. Di fronte al suo tavolino, che condivideva con gli autori -corona d'alloro in testa- della Divina Zuppa, c'era una bancarella dove si potevano acquistare delle tazze per la zuppa fatte da dei bambini di non so quale associazione, nel caso in cui qualcuno non l'avesse portata da casa o non volesse usare il bicchiere in plastica (che doveva essere rigorosamente lo stesso per tutte le zuppe). Intanto il cartellone dei partecipanti si riempiva piano piano, e alla fine erano circa 50 zuppe, alcune con nomi stranissimi. E Mas con la sua amica iniziano il tour, partendo proprio dall'amico iraniano, che versa mezzo mestolo a testa nei loro bicchieri e loro iniziano a farsi la bocca. "E' buona perchè non ha tanto sale" dice l'amica di Mas con il suo accento portoghese, e l'amico iraniano si rallegra di questa recensione come se fosse uno dei suoi obiettivi sentirsi dire che la sua zuppa aveva poco sale. Intanto, dopo aver affidato bici e felpa all'amico iraniano, Mas e l'amica continuano il Soup-tour. E passano dalla zuppa di finocchio, a quella (ottima) di bietolina e cipolla, per proseguire poi con quella marocchina e quella di cerfoglio, che Mas non ha idea di cosa sia. Poi c'è l'Agrizuppa, la zuppa Indiana col curry, la Zuppazucca, la zuppa di pane. Buone, alcune tantissimo, altre meno, e per fortuna c'è un gruppo di ragazzi che traina una vasca da bagno con le ruote che ci offre del vino rosso per la modica cifra di un euro a bicchiere. Tra un tavolo e l'altro c'è la gente che suona, ci sono i gruppi di Capoeira, dei vecchietti che ballano il Sirtaki, i giocolieri che giocolano, la tipa spagnola che sale fin su in cima all'impalcatura e prova i suoi esercizi per lo spettacolo serale. Mas e la sua amica si siedono sull'asfalto ad ascoltare un gruppo di percussionisti fichissimo, e passano là gran parte del tempo. Che poi in queste giornate qua sembra che conosci tutti, ci si sorride con chiunque, ci si parla come se ci si conoscesse da sempre, e si sta bene. Mas fa un sacco di fotografie, ma le più fiche le fa la sua amica, che nonostante il pantalone bianco di lino non esita a sdraiarsi sull'asfalto per avere la prospettiva migliore. Dopo arriva il momento delle votazioni, e Mas con l'amica vanno a fare la fila davanti alla cabina elettorale. Vicino a loro c'è una tipa di rosso vestita che cerca di convincerli a votare la Zuppa 27 e Mas le chiede: "Ma è quella col farro e l'aglio?" lei dice "Siii" e Mas dice "Dai, secondo me non era così buona, troppo aglio.." per poi scoprire che quella tipa di rosso vestita era proprio colei che l'aveva preparata, la Zuppa 27. La serata è proseguita con lo spettacolo dei giocolieri italo-franco-spagnoli, e forse era il più bello che Mas aveva mai visto, e lui di queste cose se ne intende.. Era bello non tanto per la comunque grande bravura degli artisti, ma per l'idea originale che avevano avuto per proporla, la loro bravura. Tutto ambientato in un ristorante, in cui tutti sono artisti o giocolieri. E allora vedi il cuoco che prepara la frittata in equilibrio su un filo, la cliente che legge il menu da un hoolahop sospeso a cinque metri di altezza, i camerieri-ginnasti, il barista ballerino e il clochard poetico-giocoliere. E i diablo diventano i calici di spumante dai quali un'elegante coppia di giocolieri beve incrociando le braccia, e i birilli diventano bottiglie. Bellissimo. Poi lo spettacolo finisce e intanto arrivano altri amici di Mas, e si fa sera. Arriva il momento di spostarsi nel parchetto vicino dove suonano le piccole band bolognesi, mentre già si forma la fila per avere un piatto di gramigna. Mas e i suoi amici si mettono in fila verso le 21. "La prendi con la salsiccia o con le verdure" chiede Mas all'amica. "Salsiccia! Mica sono una mucca.." risponde lei. Mas ride. Che poi il sorriso lo ha avuto stampato in faccia tutto il giorno mi sa. Perchè è stato bello rivedere una sua ex collega che non vedeva da tanto e che l'anno prima aveva portato la sua zuppa. E' stato bello incontrare alcune sue colleghe del coro, e vedere che a filmare tutto lo spettacolo c'era un tipo con cui aveva lavorato e che trovava sempre in questo genere di occasioni, nonostante ora lui stesse a Milano. Ma la cosa più fica è stato vedere il ragazzo che il giorno prima Mas aveva accompagnato a leggere il contatore del gas, vestito con un completo celeste a urlare "Viviamo nell'aria !!!" insieme ad un gruppo di teatranti "corporei".
Insomma, se non si è capito, ieri è stata proprio una bella giornata.