"Beh dai, non è così male, la definiscono la Napoli della Germania."
"Mas, non capisco un cazzo di quello che dicono.."
"Nemmeno io, vedrai che ci arrangeremo, parleremo in inglese all'inizio"
"..e chi lo conosce l'inglese..?"
La stazione di Monaco è bella e luminosa, e ci sono tanti poliziotti in giro. Le nostre valigie pesano troppo, e dobbiamo sostare in città per un paio d'ore, vorremmo approfittare per fare un giro. I cartelli in tedesco sono incomprensibili, ma sotto le scritte c'è quasi sempre anche un disegno, quindi capiamo che laggiù ci sono delle cassette di sicurezza in cui possiamo lasciare i bagagli e andar via tranquillamente. Non costano nemmeno tanto, bene! Percorriamo l'Elisenstrasse e altre strasse che non ricordo e arriviamo a Marienplatz. C'è pieno di turisti, tutti guardano verso il carillon, credo che tra poco inizi a girare e suonare. I giapponesi sono già pronti con i loro supporti tecnologici ad immortalare l'avvenimento. Anche noi stiamo muso all'insù ad aspettare. Poi partono le campane, e si animano tutti i personaggi che stanno sulla piattaforma girevole a compiere movimenti meccanicissimi. Comunque carini.
"Ah, guarda, là in fondo a quella strada dovrebbe esserci l'Hofbrauhaus, ci andiamo?"
"Abbiamo tempo? A che ora vengono a prenderci?"
"Sii, c'è tempo, tranquillo. Dai andiamo!"
Entriamo. C'è un sacco di gente, ma proprio tanta. Tutti bevono e cantano. Le prosperose e attempate cameriere in costume tipico bavarese trasportano una quantità impressionante di boccali di birra da litro, vanno verso i tavoloni in legno e ce le sbattono sopra in un gesto liberatorio. Si mangia il bretzel, i wurstel e i crauti, con una salsa che sa di cherosene. La birra è ottima, ottimerrima direi, ma due boccali sono sufficienti, dobbiamo dare una buona impressione, dopo.
"Merda, guarda che ora è!! Ci starà già aspettando!"
"Andiamo! Dobbiamo correre."
Arriviamo alla stazione brilli, trafelati e sudaticci. Ci dirigiamo verso le cassette dove abbiamo lasciato le valigie.
"Ma non era di qua?"
"Non vedi che là è chiuso? Entriamo dal retro."
Chiuso. Inferriate in ogni entrata. La stazione di Monaco di Baviera, la notte, viene chiusa. Cioè non tutta, ma la parte dove stanno le cassette di sicurezza si.
"Chiediamo a quei poliziotti!"
"Si, e come glielo diciamo, COSA gli diciamo?"
"Diciamogli che DOBBIAMO prendere le nostre valigie!"
Mi avvicino cautamente e timidamente ai poliziotti. Hanno tutti e 4 la faccia da poliziotti tedeschi.
"Ehm...sorry.."
"Ja?"
"Ehm, I don't speak deutch...can you help me?"
Uno di loro parlicchia inglese, allora gli spiego il mio problema, e lui dice di potermi aiutare. Ci apre una delle inferriate e ci fa entrare a prendere i nostri bagagli, ci dice anche cose tipo "Italiani eh?" e ridacchia. Però ci salva dall'impiccio. Lo ringraziamo e usciamo dalla stazione.
"Ma sai almeno che macchina ha?"
"Non me l'ha detto, so solo che si chiama Emilio, ed è albanese"
"Allora si chiama sicuramente Emilio.. Non sai nient'altro?"
"Zero."
"Si, ma siamo qui fuori da due ore, è buio e questa non è una proprio una zona tranquilla.."
"Dai che vuoi che ci succeda, ci sono solo tossici!"
"Prova a richiamare"
Vado verso la cabina telefonica. Puzza di piscio. Fuori ci sono dei clochard che dormono sui cartoni, più in là alcuni ragazzi ubriachi stanno discutendo. La cabina è buia, quasi non riesco a vedere i numeri sulla tastiera del telefono. Da dietro l'albero vedo spuntare un tipo che zoppica, viene verso la cabina. Il mio amico è poco più distante, con tutte le valigie, che scrive messaggi al cellulare. Lo zoppo è a pochi metri dalla cabina, io comincio ad avere un po' di timore (il fatto che mi impressionino le persone zoppe che camminano verso di me, in penombra, è lecito, direi). Faccio finta di niente, compongo il numero. Lui è oramai davanti alla cabina, guarda verso di me, quando mi volto lui abbassa lo sguardo. Ho paura. Mi tremano le mani, ma riesco comunque a fare il numero. Uno squillo. Due squilli. Tre squilli. Poi niente, chiamata rifiutata.
"Uagliò!" grida lo zoppo, e io quasi muoio dallo spavento, "...'sì Mas?" mi chiede con marcato accento napoletano.
"Tu chi sei?"
"Ma comm' chi sei? Song' Emilio.."
"Mah? Ah, sei te.."
"Agg' vist u nummer ch'hai fatt, peccuesto t'agg riconosciut!"
"Ma credevo fossi albanese.."
"Infatt, song'albanese! jamme, dove 'sta l'amic toi?"
...to be continued