Sono stato alla Posta a ricaricare il mio postepay, e come al solito, tra la gente attendente, è stato un susseguirsi di scene da film. Ore 18. C'erano un sacco di bambini con le loro mamme, tipo che le gentilsignore sono passate a prenderli al loro asilo, poi li hanno portati a fare le commissioni, i servizi direbbe la Cantante, tipo pagare le bollette, fare la spesa eccetera. Solo che non è semplice per i marmocchi star zitti e buoni mentre la loro mamma fa la fila allo sportello.
C'erano: la bimba bionda con la mamma mora che leggevano un libretto di favole, il bimbo discolo con la mamma minigonnata/stivalata che non riusciva a contenere il normale entusiasmo da treenne del suo pargoletto. Poi c'era il bimbo col cappuccio che correva all'impazzata scatenando le ire, attentamente soppresse, della mamma seriosa. Un bimbo grassoccio, nel liberatorio momento di "fine commissione" è scappato via correndo verso la porta di uscita dell'Ufficio Postale, andandosi a spiaccicare violentemente sulla porta di vetro (convinto che fosse aperta, maledette donne delle pulizie, così perfettine..). Si è temuto il peggio perchè la botta e lo spavento del bimbo sono stati talmente forti da fargli perdere il fiato per degli interminabili secondi, culminati con un fortissimo e liberatorio urlo di dolore e conseguente pianto. Tutto è bene quel che finisce bene. C'era anche l'adolescente fan dei Tokio Hotel con la mamma bionda. La giovine era truccata come i suoi beniamini e aveva in mano le cards glitterose con le foto di quelli là. Ha detto alla mamma: "Ora che sono uscite pure le cards è una tragedia.." e la mamma le ha risposto "Per te..è una tragedia, visto che ti spenderai la paghetta con queste figurine..". Poi c'era anche l'ottantenne con la barba bianca e il nipotino di nome Vasco, e io pensavo che il figlio del vecchietto doveva essere un fan di Vasco Rossi e aveva condannato suo figlio mettendole quel nome. Anche se magari poteva essere un estimatore di Vasco Pratolini, o magari di Vasco De Gama, o di nessuno dei tre.
Poi toccava a me.

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