domenica, 25 ottobre 2009
Come mi capita ogni volta che decido di andare in quel locale, sono stato in quello di fronte.
E' che io ci vorrei anche andare, più che altro perchè lui mi ha invitato spesso e in realtà mi farebbe anche piacere, ma poi mi ci avvicino, vedo dalla vetrata la gente seduta a mangiare in quell'atmosfera un po' chic e un po' snob, i pochi quadri alle pareti, l'arredamento tra l'asettico e il minimalista, i bicchieri di vetro colorato. Poi è troppo silenzioso, a mio gusto, è possibile sentire il concerto degli intestini. Organizzano anche cose carine, invitano gente a presentare libri, artisti a fare piccole mostre, cantanti emergenti a fare dei piccoli concerti...ma c'è sempre un po' di puzza sotto il naso, quella ricerca smaniosa di voler essere intellettuali a tutti i costi. Eppure lui lo conosco bene: mi ricordo di una volta che all'uscita di scuola, al tempo delle elementari, si era sparsa la notizia di un'incontro chiarificatore tra lui e un altro compagnetto di classe, organizzato con tanto di orario e luogo, a cui partecipò praticamente tutto l'istituto, docenti esclusi. Se le diedero di santa ragione, pugni in pancia però, quelli che non lasciano il segno. Vabbè, mo' mi era venuto in mente questo episodio che non c'azzecca, però mi è venuto in mente, quindi l'ho scritto. Comunque, alla fine ieri sera sono arrivato là davanti al posto, ho guardato da fuori e poi non ci sono entrato. Ho attraversato la strada e sono andato in quello di fronte, garanzia di maggiore sobrietà.
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sabato, 24 ottobre 2009
Piove da tre giorni, tipo. Una pioggia continua, seria e incessante. Due palle. E io non ho ancora sostituito il tergilunotto della Clio, per dire. La pioggia è poetica, è vero, ma dipende dal contesto. La trovo poetica quando cammino la sera, al buio, sotto i portici (quindi al riparo) e sento il rumore. Mi piace anche sentirla quando sto sul letto nei pomeriggi domenicali all'insegna della fatiscenza più sfrenata. Mi piaceva anche ieri sera, mentre col coro cantavamo tra le lapidi del monumentale cimitero di Bologna, illuminato solo dalle candele, col freddo, il vapore che esce dalla bocca, le statue, il riverbero. Poi la pioggia è bella perchè mi ricordo quando a scuola studiavo La pioggia nel pineto di D'Annunzio, ma non perché mi piacesse D'Annunzio, ma perché quello era proprio un bel periodo, e mi ricordo quando coi miei compagni facevamo la parafrasi in versione moderna e rock delle poesie. Poi la pioggia è bella se ci fai amicizia, tipo come faceva Gene Kelly; confesso, io da piccolo ho rifatto quella scena, vicino a casa mia, bagnato fradicio a ballare e cantare Singin'in the rain con un ombrello (chiuso) in mano. La pioggia puo' anche essere divertente.
Mi sa che ha smesso.
mercoledì, 14 ottobre 2009
Questi giorni io sto andando a piedi. La macchina è in carrozzeria per rifarsi il culetto nuovo dopo la botta di un mese fa, e quindi io ci vado a piedi, ai posti. A lavoro, per esempio. Questa mattina faceva freddissimo, tipo Dicembre, e io sono andato a lavoro a piedi. Sciarpina, cappellino e passo svelto. Sì, svelto, ma mi pareva di camminare storto, con la spalla sinistra leggermente sbilanciata in avanti. Forse sto perdendo l'abitudine di camminare. Poca gente, in giro, alle sei e mezzo. Ma qualcuno c'era: era la gente del mattino. Quelli che io non incontro quasi mai. Studentelli alla fermata della corriera, lavoratori assonnati, anziani arzilli che si sfregano le mani. Il fruttivendolo che sistemava la frutta dentro alle cassette, il tabaccaio Mario che quando mi ha visto passare mi ha detto "Ehi Maaaax, che è successo??", e il tizio della pasticceria-bar che metteva in vetrina tutti i cornetti appena sfornati. E il profumo. Ho guardato l'orologio e mi son detto "Ma sì...". Ho ordinato il latte macchiato e dalla vetrinetta ho preso  il cornetto alla crema con la granella di zucchero sopra, tipo il buondì. Mi sono pure seduto e ho sfogliato il Carlino, mentre il tizio al banco canticchiava Bandiera bianca. Di mattina esiste anche la vita tranquilla. Io di solito la mattina corro. Ma non che vado a fare jogging, io corro proprio, vado di fretta. Tutto per dormire una manciata di minuti in più. Oggi ho scoperto che il gioco non vale la candela.
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sabato, 10 ottobre 2009
Si, lo so che Mercedes Sosa è morta da una settimana; ho avuto da fare. No, non è vero, in realtà non avevo voglia di scrivere: eppure ce ne sarebbero state di cose da commentare, tipo la storia del Lodo Alfano bocciato dalla consulta, il premier che da di matto, il nobel per la pace dato frettolosamente a Barack Obama, la positività di Cannavaro all'antidoping, le belle esibizioni di MarcoMengoni e ChiaraRanieri, la puntatona di Annozero sulla mafia, con Antonio Di Pietro e Massimo Ciancimino che fanno rivelazioni importanti. Ecco, insomma, so tutto. Mi sono tenuto informato come sempre. E ho fatto altro, tipo:
- sono andato dal dentista, o meglio dalla dentista; studio bellissimo, dalla sedia reclinata vedi un finestrone enorme che da sui campi della bassa bolognese. Lei sorride tantissimo, anche senza motivo apparente, forse solo perchè è una dentista, e di motivi per sorridere ce ne sarebbero.
- sono andato a mangiare al parco. A Bologna per qualche giorno è tornata la primavera; parco, cibo, pallone, frisbee, passeggiate, chitarra, teli sul prato, foto, chioschetto, torta. Bella giornata.
- ho cercato un paio di jeans, ma non li ho trovati. Non ho girato la città, intendiamoci, ma per com'è il mio rapporto coi negozi già girare un centro commerciale è sufficiente. Però urge l'acquisto, anche a causa del prossimo punto.
- la pancetta. Si, Mas ha la pancetta. Non era mai successo, e c'è da correre ai ripari immediatamente. Ma come?
- sono ancora in malattia per il tamponamento di qualche settimana fa, il mio medico dice che ne avrò fino almeno al 24 Ottobre, cioè ancora due settimane. In realtà ora sto bene, da lavoro non mi sono mai assentato, però il medico ci ha guadagnato i soldi per il certificato da presentare alla mia assicurazione. E' tutto un magna magna.
- sono stato all'Opera. La Bohème di Puccini, al Teatro Comunale. Platea, terza fila, posto centrale (praticamente perfetto). Il teatro l'avevo già visitato in occasione di un concerto del coro, quindi la maestosità che ti leva il fiato l'avevo già vissuta. L'Opera mi è piaciuta moltissimo; pensavo che vista la durata (due ore) mi sarei addormentato e mi avrebbero trovato sulla poltroncina con la bolla di muco che si gonfia da sotto la narice. Invece non è andata così. Sono rimasto colpito, anche considerando che era la prima volta in assoluto che vedevo un opera per intero (cioè, nemmeno in televisione...).
- 33. Gli anni di Cristo, direbbe la buonanima di Mike Bongiorno.
giovedì, 01 ottobre 2009
E poi ti capita di avere a che fare col tizio dell'ufficio stampa del Circo di Moira Orfei. Un signore sulla settantina, si avete letto bene, settanta, leggermente claudicante e anche un po' gobbetto. Apparentemente burbero e scontroso, ma in realtà, dopo poco, scopri che è una persona molto simpatica. Siamo finiti a parlare dei suoi problemi di salute, dell'operazione importante che ha fatto in un ospedale di Cagliari - "Ma come mai l'ha fatta a Cagliari?" chiedo io, "Ma come?! Perchè è uno dei posto migliori per questo tipo di intervento!" dice lui, quasi stizzito.
"Ma lei fa proprio l'addetto stampa del Circo di Moira Orfei? Cioè, cosa fa?"
"Ufficio stampa e pubblicità"
"Ah, ma tipo i cartelloni per strada, queste cose qui, no?"
"Si, volantini, contatti, pubblicità alle radio locali"
"E quindi gira sempre col circo..."
"Si si, però io arrivo prima e vado via prima..."
"Mmh. Maaaaah...e la signora Orfei? Anche lei gira sempre, si fa tutti i tour.."
"Si, certo!"
"Cioè, fa ancora i numeri da circo...che so, con le tigri?"
"Ma quali tigri!! Ha ottantanni, cosa vuole che faccia con le tigri??!"
"Ah già...erano gli elefanti...".
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mercoledì, 23 settembre 2009
Due volte alla settimana vado a lavoro molto presto, e quando accade il risveglio è sempre traumatico, tipo che sto sognando che devo andare a trovare questa mia amica delle superiori, che non la vedo da dieci anni e non so perché devo andare a trovarla, chissà che mi deve dire, e poi perché abita a Cagliari? Non si era trasferita su al Nord, sposata e affigliata e cose del genere? Che ci fa a Cagliari? E soprattutto: perché sta a casa di mia sorella? Boh, lo scoprirò quando la incontro, devo solo arrivare a casa di mia sorella, lei non so perché, ma sta là. E casa di mia sorella non è così lontana dai, è laggiù. Ma per arrivarci devo attraversare strade strettissime che devo spostarmi per far passare le automibili, che sfrecciano perché in fondo siamo a Cagliari, e poi c'è lo strapiombo, ma uno strapiombo spaventoso, non posso andare tranquillo, qui c'è da avere paura, allora inizio a camminare terrorizzato, tremo dalla pa- TI TI TI. La sveglia. cavolo devo andare a lavoro presto oggi. Ma chissà cosa voleva dirmi la mia compagna delle superiori, casa di mia sorella è laggiù, posso arrivarci, oramai manca poco. Allora posticipo la sceglia di 7 minuti, giusto il tempo di arrivare da lei e sentire cosa ha da dirmi, vedere anche che faccia ha dopo tutto questo tempo. Mi riaddormento, e dopo qualche secondo sono già sotto casa Tua. Che mito! Tutte le difficoltà della strada me le sono lasciate dietro, o sono scomparse. Suono, mi apre. Apro il portone, atrio enorme, scale stranissime, tipo a chiocciola ma con degli spazi molto ampi tra un gradino e l'altro, tipo che devi saltare nel vuoto, e fa paura, merda se fa paura. Ma ce la posso fare. Salti lunghi, atterraggi leggeri, sembra quasi che abbia le ali. Riesco a planare delicatamente sui gradini. Mi stupisco di me stesso e mi sembra una sensazione stupenda. Volare, o quasi. E arrivo alla porta di casa di mia sorella. E' aperta, ma poggiata. Ho un po' di paura. Avvicino la mano per spingerla, la apro lentamente, penso cavolo ora saprò finalmente quello che mi deve dire e po- TI TI TI. Di nuovo la sveglia. Sono passati i 7 minuti, ora non posso più, devo andare a lavoro presto oggi, rischio di fare tardi. Mi alzo.
E poi il sogno si puo' interrompere
una volta sola.

(non stupitevi se ho messo il tag "viaggi")
(ringrazio il caro amico tieffemme. Così, a priori)

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lunedì, 21 settembre 2009
Attenzione: le parole che seguiranno sono pura fantasia.
Vorrei cambiare casa.
E mò che è sta capata? direbbe qualcuno. Ma è così, sono sincero. Non perchè qui non stia bene, anzi. Ci vivo da tanto tempo ormai, vado d'accordissimo coi padroni di casa che oramai perdonano ogni mio regolare ritardo nei pagamenti, che mi accontentano (quasi) ad ogni mia richiesta e sono sempre disponibili per ogni mia necessità. E mi piace anche la zona, tranquilla, conosco tutti, se percorro la via principale a piedi mi sembra di essere al mio paese, c'è da salutare un sacco di gente. Ed è, oltre alla zona dove vivo, anche la zona dove lavoro, faccio la spesa, compro il giornale, faccio colazione. E un tempo, quando ancora era aperto il pub storico, era anche la zona dove finivo le mie serate, se capitava che uscivo. Ed è la zona dove rimarrei anche, ma magari in un'altra casa. Vorrei spostarmi. Vorrei magari una casa mia, ma questa è utopia pura. Vorrei un giardinetto, anche minuscolo. Vorrei le tartarughe. Vorrei dipingere i termosifoni, restaurare il comò, fare un disegno sulla porta, mettere il poster in corridoio. Vorrei aver fatto qualcosa di concreto, finalmente. Una casa. Ci vuole tanto? Merda si.
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sabato, 19 settembre 2009
Questo avrebbe dovuto essere uno di quei post in cui Mas parla dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, di quello che sta sentendo e provando in questo momento, di cosa gli passa per la testa; uno di quei post dei quali non gliene frega niente a nessuno, uguale a tanti, con le solite lagne personali scritte più per sfogo personale che perchè vengano lette e commentate da qualcuno, uno di quei post per i quali chiuderesti i commenti, quindi. Di quelli che nel Masblog ci sono molto raramente, direi quasi mai, ma che a pochi eletti, anzi soprattutto elette, comunque piacciono. Io l'avevo anche scritto, "Nuotare controcorrente" si intitolava. E l'avevo anche pubblicato. Poi mi sono fermato a pensare, ho rivisto la cosa da un'angolazione diversa, e sono tornato qui per cancellarlo. Chissà, forse qualcuno ha fatto in tempo a leggerlo, considerando anche l'instabilità di Splinder in questo periodo. Però meglio di no.
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giovedì, 17 settembre 2009
06:15 - Sveglia.
06:55 - Passato il badge.
07:00 - Latte macchiato.
09:40 - Cappuccino e due cornetti.
12:30 - Giro in macchina per Bologna, per lavoro, un pazzo alla guida.
13:00 - Arrivo all'ospedale.
13:30 - Ora dell'appuntamento.
13:40 - Scopro cosa è il Triage.
14:00 - Visita ortopedica.
14:45 - Rx cervicale
15:10 - Ritiro referto (e cd con l'Rx!!!)
15:25 - Passato il badge.

16:00 - Arrivo alla sede del mio Quartiere.

16:05 - Avvio pratica di cambio residenza.
16:15 - Alla Coop, prendo l'occorrente per preparare il brodo.
16:30 - A casa. Doccia.
16:35 - Cazzo, ma io non ho pranzato!
16:36 - Megapanino con pollo avanzato e majonese.
16:40 - Butto la carne e le verdure intere nell'acqua fredda, dentro la pentola, e accendo il gas.
16:45 - Carica della lavatrice.
16:55 - Telefonata alla mia Assicurazione.
17:15 - Fine della telefonata.
17:30 - Provo a vedere la puntata di Coliandro che ho perso martedì, ma mi addormento.
18:30 - Sveglia. Il brodo!
19:00 - Daytime di XFactor. Per me Facchinetti sniffa.
19:45 - Fame. "Pelle, ceniamo? Faccio i tortellini!".
20:00 - Cena.
20:30 - Stendo il bucato lavato, e piego quello che stava sullo stendino dai tempi della scorsa lavatrice.
20:40 - Telefonata di lavoro. Ovvero cazzeggio.
20:50 - Metto su Raitre e vado al pc.
21:20 - Adesso. Minchia se son lento.

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martedì, 15 settembre 2009
Ero andato pochi giorni fa dal meccanico, ed ora ero tutto contento per i miei nuovi freni, che non sono nemmeno ancora del tutto rodati. Bene. Oggi, tornando da lavoro, nel solito tragitto che faccio quando lavoro , è successo il fattaccio. Sottofondo dei Beatles. Semaforo rosso, macchine in coda che rallentano, tutte, fino a me. Quello dietro di me, con la Punto bianca, non rallenta, anzi. Bum. Il giornaletto preso dai clochard vola dal cruscotto al sedile, senza scomporsi più di tanto. Io faccio un movimento col collo che nemmeno Don Lurio quando cantava "Testa Spalla baby". Accosto, anche lui accosta. Ha sui 60 anni, benvestito, sulla portiera della sua auto c'è un marchio di una ditta edile molto nota in città, che chiameremo "Edil X" per convenzione. E lui era proprio il signor X. "Mi è sfuggito il piede dal freno. Il fango...il cantiere...". Guardiamo i danni (dalla botta che ho preso pensavo molto peggio, ma questo non l'ho detto), comunque il cofano non si apre più. Parlottiamo un po', le auto che passano rallentano per appurare anche loro i nostri danni, e alla fine lui mi passa la sua segretaria. "Si, mi chiamo Mas. Esatto. La macchina è una Clio. Targa etc etc, il mio numero è...". Concordiamo di non tirar fuori Cid e tutto il resto, lui pagherà tutto, mi ha già fissato l'appuntamento col suo carrozzaio. Mi lascia il suo numero di cellulare e quello dell'ufficio, che tra l'altro è nella stessa via dove abito, a pochi passi. Lo terrò d'occhio. E ci salutiamo.
Forse sarà un po' meno complicato di quella volta.
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venerdì, 11 settembre 2009

Mi chiama, sapendo di disturbarmi, per chiedermi una cosa assolutamente non urgente. Gli dico che possiamo rimandare a domani, lui dice di no, che è da fare subito. Ma subito non posso, essendo impegnato in altro. Dopo un po' mi chiama il capo dei capi. Avevo il fumo che usciva dalle orecchie. "Aah, non ha perso tempo a chiamare te eh? Cosa ha risolto adesso? Che io dico a te che non posso fare come dice lui e tu glielo riferisci?..." questo in sintesi è quello che ho detto al capo dei capi al telefono, facendogli capire che la persona a cui si sta affidando è un emerito idiota, e che farebbe bene a dargli meno importanza e qualche volta fargli capire che è un ebete. E pensa te: ho anche qualche dubbio che legga questo blog. Nel caso fosse così, aggiungo: "Si, sei un emerito idiota, un ebete. Non trovo altre parole per definirti, quindi armati di dizionario e cerca il loro significato. Sei stupido, non capisci una minchia di dove sei, non sei capace a gestire niente, non ti affiderei nemmeno 5 euro. Credi di sapere tutto e al primo ostacolo ti tiri indietro e chiami soccorso. Ti prende per il culo chiunque, ma per te è importante che davanti a te facciano la bella faccia. Poraccio!".

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giovedì, 10 settembre 2009
Dopo un sacco di tempo passato a frenare poco, a stare attentissimo alla distanza di sicurezza, a fare le smorfie socchiudendo gli occhi quando i freni fischiavano o soffrendo fisicamente quando facevano quell'altro rumore, quella specie di grattata fastidiosa, di una violenza lacerante, e dopo mille persone interpellate nella speranza che avessero un fidatissimo amico meccanico, uno di fiducia, uno certamente onesto da consigliarmi, da cui mandarmi, al quale dire "Sono amico di..." o "Mi manda...", dopo tutto questo, di punto in bianco, senza preavvisare nemmeno me stesso, sono stato dal meccanico. Dal solito, quello a due passi da casa, quello che una volta mi sembrò poco onesto, quello in evidente difficoltà economica, quello che possiede la Fiat Uno grigio metallizzata, che ha l'officina grande quanto la mia cantina, che lavora col padre anziano e simpatico, e che tutte le volte mi chiede se sono il bassista dei Kama. "No, non sono io". "Ma siete uguali!".
Vabbè. Mi sostituisce pastiglie dei freni e dischi, che oramai erano quasi dei vinili (lo spessore "regolare" è di 12 millimetri, i miei erano 9,2). Approfitta e mi cambia anche alcuni gommini che reggono la marmitta. E un'altra cosa che sta vicino alla coppa dell'olio. Ah, e aggiunge liquido per i freni. Poi con suo padre vado a fare un giro di prova, che significa 600 metri fatti accelerando e frenando di botto, accelerando e frenando di botto:  sembrava di essere sul pulmino delle suore. Comunque ora sembra a posto, a parte un rumorino che mi hanno consigliato di tenere sotto controllo. Ho pagato e sono andato via, sorridendo. Ora il pedale del freno è passato nuovamente da "piedino di bambola" a "piedone l'Africano", ma mi hanno assicurato che fra 150 kilometri sarà tutto come prima.
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venerdì, 04 settembre 2009
Chi vuol esser più precario?
Oggi in ufficio, solite chiacchiere tra colleghi, a discutere di ore, di contratti, di azienda del piffero per cui lavoriamo e cose del genere; ad un certo punto la chiacchiera è diventata una specie di gara a chi era messo peggio, tipo "Io ho l'ennesimo contratto trimestrale...", oppure "E' da 3 anni che lavoro in questo posto è ancora non ho avuto l'indeterminato...", o anche "Ancora con il 5° livello, ma qui non si avanza mai?" , e via di seguito a lamentarci di straordinari non pagati, permessi da elemosinare, ferie quando vogliono loro etc.

Caccia all'invalidità!
Sempre oggi, in ufficio. Qualche giorno fa ha iniziato a lavorare un ragazzo nuovo, del quale a parte il nome, il cognome e la provenienza, sappiamo solo che fa parte delle categorie protette; poi l'abbiamo visto e, così alla vista, pare sia tutto ok.  Quindi è partito il toto-invalidità, che non vi dico dove ha portato. Va bene, siamo idioti, hanno l'invalidità anche i cardiopatici e i diabetici, ma si faceva per parlare. E tra di noi c'era un cardiopatico e un diabetico.

Se più bravo di un ragazzino di merda?
Questo è il più tosto. Perché dove lavoro io a volte capita che si avvicinano i ragazzini, ma i ragazzini quelli cattivi, che ti fanno imbestialire, e quindi ci piace definirli così, come il titolo del quiz. Ma lo scopo del gioco è, dopo aver malmenato e allontanato il ragazzino, cercare di emularlo coi tuoi colleghi, rendendoti più insopportabile possibile, fino a farti cacciar via a calci nel sedere.
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mercoledì, 02 settembre 2009
Si, lo so, le modifiche che ho fatto al template fanno cagare. Però mi annoiavo, allora mi sono messo là a pistolare nel codice, partendo da quel cavolo di mazzetto di basilico (e tutto per un discorso sentito oggi sulle sue proprietà digestive...mah). Il verde che ho messo fa davvero schifo, anche un po' fastidioso alla vista (ora che ve lo dico forse ve ne starete rendendo conto), ma la tavolozza html dei colori, con relativi codici ascii, è davvero destabilizzante. Avrò cambiato 40 volte, fino a provocarmi la nausea. E volevo fare altre mille cose, tipo sopprimere il fantoccio qui sulla sinistra, che ho imparato ad odiare; cambiare o eliminare il quadretto del Twitter (visto che terminologia tecnica?), e anche cercare un colore più adatto al bannerino di ShinyStat (sempre meglio... Mas, ma fai il programmatore per caso?) Ma sarà per un'altra volta, magari con un minimo di predisposizione psicofisica in più.
Intanto vi chiedo aiuto, oh miei lettori carissimi, perché lo so che tra voi si nasconde qualcuno che 'ste cose le conosce bene: come si mettono pulsantini Share (o Social bookmarkers) sotto i post? Che cavolo di codice bisogna utilizzare?
Help Mas.
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mercoledì, 02 settembre 2009
c'è questa novità che la gente mi fa notare che io sono uno che non crede a quello che gli viene detto. Me l'avevano già detto nei giorni scorsi in maniera categorica e inflessibile, lasciandomi praticamente tramortito sotto un portico del centro di Bologna, e io poi i giorni successivi a pensare "Si, cavolo, è vero, non mi fido più della gente", cercare di arrivare alla base di questa cosa. Perchè? Per colpa di quel tradimento e di quell'altro ancora, mi dico. Ma poi ad un certo punto questa cosa dovrebbe finire e io dovrei fidarmi di chi me lo dice in tutte le lingue del mondo. Oggi è successo di nuovo, a lavoro. "Mas, ma perché non credi a quello che ti dico? Tu non credi mai agli altri...". Che cosa brutta, mica lo faccio per cattiveria, è solo che forse devo superare certe cose, e il problema è che devo farlo da solo, chiaramente... Ma poi vedo cose, sento  anche gente che mi dice il solito proverbio Fidarsi è bene eccetera eccetera..e sono punto e a capo. Dovrei imparare a valutare. L'avevo già imparato, veramente, ma poi me l'hanno fatto disimparare. Mi tocca rimettermi sotto e applicarmi.
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venerdì, 28 agosto 2009
Punto Uno: le vacanze in Sardegna. Belle, sempre impegnato a prendere il sole, a mangiare le cose buone, a annaffiare l'orto, a bere al chioschetto, a far visita ai neonati, a chiacchierare con gli amici, a fare le passeggiate in paese, ad accompagnare chiunque dovunque, tanto di tempo ce n'è.  E con una connessione internet tanto lenta da farti desistere dal prendere nessun tipo di iniziativa simile a "scrivere un post nel Masblog". Avrei potuto incontrare lei o lui, se fossi stato motorizzato, ma non era così, purtroppo. Belle vacanze, tranquille. Sono stato bene.
Punto Due: il ritorno a Bologna. Me lo aspettavo peggio, visto che veniva dopo una vacanza così serena e bella. Il primo giorno ho preso un permesso da lavoro, utile per la decompressione, non potevo subito rientrare in quel posto, come passare dall'idromassaggio tiepido a un tuffo nelle acque dell'Artico.  Ci sono tornato il giorno seguente, per un afterhour da paura, visto che il mio lavoro arretrato era rimasto là, bello accumulato, ad aspettarmi. Odio quel posto.
Punto Tre: la forma fisica. In Sardegna ho mangiato davvero tantissimo, senza ritegno. Colazione abbondante coi biscotti fatti in casa e il miele. Pranzo chettelodicoaffà, da stare tramortiti per le due ore successive. Merenda (immancabile quando sono a casa dei miei) che spaziava dal pistoccu e Nutella al panino allo speck, dalla quintalata di pereCoscia al caffelatte tiepido. Cena idem come il pranzo, cosa che nella mia Vita Reale non accade quasi mai. E zucchine, tante tante tante zucchine (al secondo posto a pari merito si classificano le melanzane, i cetrioli, i peperoni, i pomodori e i meloni). Ora praticamente rotolo.
Punto Tre/Bis: dovrei andare in palestra. La teoria di quest'anno è che non voglio fare pesi, ma voglio fare allenamento come ai floridi tempi in cui il Mas sportivo faceva anni di taekwondo, ma senza fare taekwondo. Cioè: vorrei fare quel tipo di allenamento -riscaldamento, potenziamento, stretching- senza la parte dopo, ovvero schiaffoni e calci in testa. Mi hanno detto che le lezioni di Kickboxing di solito sono suddivise in quel modo, devo informarmi.
martedì, 11 agosto 2009

- Scoprire che una partitona a racchettoni-extreme sulla spiaggia, con tanto di salti e tuffi sulla sabbia, come se far cadere la pallina significasse morire, puo' ridurti in un ammasso dolorante di carne. Riprendere l'attività fisica.
- Guardarsi in uno specchio diverso da quello che si utilizza sempre puo' farci notare tantissime cose che ancora non sapevamo. Fare una visita dentistica.
- Io quando vado a vedere uno spettacolo, di qualsiasi tipo, mi immedesimo con qualcuno di quelli che si esibiscono. Anche l'altro giorno quando ho sentito Fresu. Imparare a suonare un cavolo di strumento!
- Andare alla presentazione di un libro alla biblioteca del tuo paese, per l'esattezza il primo libro di Bachisio Floris, papà di Giovanni, quello di Ballarò; una raccolta di racconti intitolata "Nuoro forever" puo' farti venire voglia di trovarti in storie così, come dire, familiari. Leggere autori sardi.
- Fare le analisi del sangue e scoprire che è molto meno impegnativo di quello che ti eri messo in testa. Controllarmi piu' spesso.

sabato, 08 agosto 2009

Il primo risveglio dopo la prima notte nella mia vecchia casa è bellissimo. Mi sveglio attivo e riposato. Sarà la temperatura abbastanza fresca, sarà il letto, il silenzio, l'assenza di umidità e di zanzare..ma io ogni volta, la prima mattina in casa mia è così. Poi mi alzo e vado su al secondo piano per prepararmi la colazione. Di solito in mansarda c'è mio padre che sta seduto sulla sua poltrona, e mia madre non c'è perché è andata a fare spesa, o a fare una puntura a qualcuno, o sta chiacchierando con qualche vicina, o è alla posta, se di Domenica in chiesa. Anche oggi è andata così.
"Ciao bà.." dico io.
"Ciao. Ma perchè ti sei alzato così presto?"
"Come presto.. Sono quasi le dieci."
E allora cerco il latte, cerco il caffè, lo zucchero...metto nel microonde a riscaldare e poi mi siedo. La colazione a casa mia è intoccabile, io adoro la colazione a casa mia. Ma non per altro, perché qui ho il tempo di farla, mentre quando lavoro non mi levo nessun minuto di sonno per fare colazione, quindi salto e prendo un caffè a lavoro. Invece qui, in vacanza, ho il tempo di fare tutto. Di solito mia mamma ha fatto i biscotti, le gallettine, quindi nel latte ci inzuppo quelle.
Poi chiamo, o mi chiama, qualche amico per dirmi di andare con lui. Io non so nemmeno dove, ma ci vado. Quando sono qui sembra che non c'è mai nientre da fare, invece alla fine sto sempre in giro e poco in casa, e arrivo agli ultimi giorni delle ferie che ai miei amici dico sempre "No, dai, ora sto un po' a casa coi miei, ché non li ho visti niente..".
La sera, quando si sta in paese, si va tutti al chiosco. Quest'anno al chioschetto mi sembra ci sia meno gente; hanno aggiunto due grossi gazebo bianchi, e sotto ci hanno attaccato due grosse luci al neon, che fanno una forte luce bianca. A me non piace questa novità. Prima i tavolini stavano quasi in penombra, tra gli alberi, con qualche lampadina qua e là, la ghiaia sotto i piedi..ora c'è troppa luce. Al chiosco poi si incontrano le persone del paese che non vedi da tanto e allora si avvicinano e le saluti. Ieri ho salutato una mia coetanea che è diventata grassissima, e mi ci sono pure fatto una foto insieme, e una ragazza, anche lei grassissima, con cui l'anno scorso ho fatto da scrutatore per le elezioni (quelle in cui qualcuno aspettava l'exploit del neonato PD).
Poi si va a nanna, ieri intorno all'una e mezzo. Nemmeno troppo presto.
Ora sono in camera mia, è mattina e la finestra è aperta così entra un pò di arietta, e da fuori si sentono le campane della chiesa che suonano a festa, e i clacson delle macchine che fanno il carosello per le vie del paese.
Chissà chi si è sposato..

mercoledì, 05 agosto 2009
E poi arriva il momento di andare in ferie, come una liberazione, come la manna dal cielo, anche se a dir la verità, forse, dovrei gugòlare per sapere che è 'sta manna. In sardo manna vuol dire grande. Quindi io, dal cielo, aspetto qualcosa di grande. Indovinate dove vado? Ecco, bravi, avete indovinato, me ne vado in Sardegna. A casa mia, o per lo meno a quella che è stata casa mia fino a settotto anni fa. Una liberazione soprattutto a causa del mio lavoro che è diventato quasi insopportabile, pur essendo diminuito d'intensità.. il lavoro dico, non la sensazione di soffocamento quando ci sono dentro. E quindi starci lontano per un po' mi farà bene di certo. Sono contento perché andrò al mare, dove quest'anno sono stato davvero pochissimo, direi niente rispetto agli anni passati, e quindi devo recuperare. Sono contento di rivedere i miei, la mia famiglia, anche se forse è un momento un pochino delicato, perché dal cielo non arriva solo manna. Poi rivedrò i miei amici che, mentre io sono ancora in giro a fare gli aperitivini nelle librerie, le gite al fiume, a cantare in giro..loro stanno già mettendo sù famiglia, tutti sposati, a pensare a come arredare casa o come chiamare i pargoli. Io sempre in ritardo, leeento! Ma va bene così, per me sono loro in anticipo. E poi devo rivedere i miei posti: la casetta in campagna con l'orto davanti, teatro di tanterrime serate con gli amici; la strada verso la pineta, il chioschetto, il precipizio, la stradina rossa e quella verde, l'albero malato, il belvedere, le rocce e le pietre. E l'aria. Ma poi so anche che mi mancherà Bologna quando sarò là da tipo una settimana, come sempre accade. E quest'anno di più. Finisce sempre che io sembro un disadattato, uno che non sa dove fare l'uovo. Invece sono solo uno che lega coi posti, con le cose e con la gente che trova nella propria strada. Io mi affeziono.
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domenica, 02 agosto 2009
La vita è strana. Passi anni in cui vivi e passi il tempo senza renderti conto che nella vita ci sono tante cose che a te stanno sfuggendo, un po' per colpa tua e un po' perché il destino vuole così. Poi puo' succedere che nel giro di pochissimo tempo ti accadano tante cose importanti, e si accavallino così tanto da levarsi attenzione a vicenda, col risultato di mostrarsi a te, apparentemente, molto sotto le aspettative che ti eri posto. Bisognerebbe avere il tempo per soffermarsi un po' per ognuna di loro e poterci riflettere serenamente, ma io non riesco. Oggi ho ricevuto due belle notizie ed una molto meno bella. Per le belle notizie sono molto felice, ma tutto è smorzato dalla brutta notizia. Il destino vuole così.
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