categoria:riflessioni, blog-mania, private mas
Piove da tre giorni, tipo. Una pioggia continua, seria e incessante. Due palle. E io non ho ancora sostituito il tergilunotto della Clio, per dire. La pioggia è poetica, è vero, ma dipende dal contesto. La trovo poetica quando cammino la sera, al buio, sotto i portici (quindi al riparo) e sento il rumore. Mi piace anche sentirla quando sto sul letto nei pomeriggi domenicali all'insegna della fatiscenza più sfrenata. Mi piaceva anche ieri sera, mentre col coro cantavamo tra le lapidi del monumentale cimitero di Bologna, illuminato solo dalle candele, col freddo, il vapore che esce dalla bocca, le statue, il riverbero. Poi la pioggia è bella perchè mi ricordo quando a scuola studiavo La pioggia nel pineto di D'Annunzio, ma non perché mi piacesse D'Annunzio, ma perché quello era proprio un bel periodo, e mi ricordo quando coi miei compagni facevamo la parafrasi in versione moderna e rock delle poesie. Poi la pioggia è bella se ci fai amicizia, tipo come faceva Gene Kelly; confesso, io da piccolo ho rifatto quella scena, vicino a casa mia, bagnato fradicio a ballare e cantare Singin'in the rain con un ombrello (chiuso) in mano. La pioggia puo' anche essere divertente.
Questi giorni io sto andando a piedi. La macchina è in carrozzeria per rifarsi il culetto nuovo dopo la botta di un mese fa, e quindi io ci vado a piedi, ai posti. A lavoro, per esempio. Questa mattina faceva freddissimo, tipo Dicembre, e io sono andato a lavoro a piedi. Sciarpina, cappellino e passo svelto. Sì, svelto, ma mi pareva di camminare storto, con la spalla sinistra leggermente sbilanciata in avanti. Forse sto perdendo l'abitudine di camminare. Poca gente, in giro, alle sei e mezzo. Ma qualcuno c'era: era la gente del mattino. Quelli che io non incontro quasi mai. Studentelli alla fermata della corriera, lavoratori assonnati, anziani arzilli che si sfregano le mani. Il fruttivendolo che sistemava la frutta dentro alle cassette, il tabaccaio Mario che quando mi ha visto passare mi ha detto "Ehi Maaaax, che è successo??", e il tizio della pasticceria-bar che metteva in vetrina tutti i cornetti appena sfornati. E il profumo. Ho guardato l'orologio e mi son detto "Ma sì...". Ho ordinato il latte macchiato e dalla vetrinetta ho preso il cornetto alla crema con la granella di zucchero sopra, tipo il buondì. Mi sono pure seduto e ho sfogliato il Carlino, mentre il tizio al banco canticchiava Bandiera bianca. Di mattina esiste anche la vita tranquilla. Io di solito la mattina corro. Ma non che vado a fare jogging, io corro proprio, vado di fretta. Tutto per dormire una manciata di minuti in più. Oggi ho scoperto che il gioco non vale la candela.Mi chiama, sapendo di disturbarmi, per chiedermi una cosa assolutamente non urgente. Gli dico che possiamo rimandare a domani, lui dice di no, che è da fare subito. Ma subito non posso, essendo impegnato in altro. Dopo un po' mi chiama il capo dei capi. Avevo il fumo che usciva dalle orecchie. "Aah, non ha perso tempo a chiamare te eh? Cosa ha risolto adesso? Che io dico a te che non posso fare come dice lui e tu glielo riferisci?..." questo in sintesi è quello che ho detto al capo dei capi al telefono, facendogli capire che la persona a cui si sta affidando è un emerito idiota, e che farebbe bene a dargli meno importanza e qualche volta fargli capire che è un ebete. E pensa te: ho anche qualche dubbio che legga questo blog. Nel caso fosse così, aggiungo: "Si, sei un emerito idiota, un ebete. Non trovo altre parole per definirti, quindi armati di dizionario e cerca il loro significato. Sei stupido, non capisci una minchia di dove sei, non sei capace a gestire niente, non ti affiderei nemmeno 5 euro. Credi di sapere tutto e al primo ostacolo ti tiri indietro e chiami soccorso. Ti prende per il culo chiunque, ma per te è importante che davanti a te facciano la bella faccia. Poraccio!".
Dopo un sacco di tempo passato a frenare poco, a stare attentissimo alla distanza di sicurezza, a fare le smorfie socchiudendo gli occhi quando i freni fischiavano o soffrendo fisicamente quando facevano quell'altro rumore, quella specie di grattata fastidiosa, di una violenza lacerante, e dopo mille persone interpellate nella speranza che avessero un fidatissimo amico meccanico, uno di fiducia, uno certamente onesto da consigliarmi, da cui mandarmi, al quale dire "Sono amico di..." o "Mi manda...", dopo tutto questo, di punto in bianco, senza preavvisare nemmeno me stesso, sono stato dal meccanico. Dal solito, quello a due passi da casa, quello che una volta mi sembrò poco onesto, quello in evidente difficoltà economica, quello che possiede la Fiat Uno grigio metallizzata, che ha l'officina grande quanto la mia cantina, che lavora col padre anziano e simpatico, e che tutte le volte mi chiede se sono il bassista dei Kama. "No, non sono io". "Ma siete uguali!".
Mò c'è questa novità che la gente mi fa notare che io sono uno che non crede a quello che gli viene detto. Me l'avevano già detto nei giorni scorsi in maniera categorica e inflessibile, lasciandomi praticamente tramortito sotto un portico del centro di Bologna, e io poi i giorni successivi a pensare "Si, cavolo, è vero, non mi fido più della gente", cercare di arrivare alla base di questa cosa. Perchè? Per colpa di quel tradimento e di quell'altro ancora, mi dico. Ma poi ad un certo punto questa cosa dovrebbe finire e io dovrei fidarmi di chi me lo dice in tutte le lingue del mondo. Oggi è successo di nuovo, a lavoro. "Mas, ma perché non credi a quello che ti dico? Tu non credi mai agli altri...". Che cosa brutta, mica lo faccio per cattiveria, è solo che forse devo superare certe cose, e il problema è che devo farlo da solo, chiaramente... Ma poi vedo cose, sento anche gente che mi dice il solito proverbio Fidarsi è bene eccetera eccetera..e sono punto e a capo. Dovrei imparare a valutare. L'avevo già imparato, veramente, ma poi me l'hanno fatto disimparare. Mi tocca rimettermi sotto e applicarmi.- Scoprire che una partitona a racchettoni-extreme sulla spiaggia, con tanto di salti e tuffi sulla sabbia, come se far cadere la pallina significasse morire, puo' ridurti in un ammasso dolorante di carne. Riprendere l'attività fisica.
- Guardarsi in uno specchio diverso da quello che si utilizza sempre puo' farci notare tantissime cose che ancora non sapevamo. Fare una visita dentistica.
- Io quando vado a vedere uno spettacolo, di qualsiasi tipo, mi immedesimo con qualcuno di quelli che si esibiscono. Anche l'altro giorno quando ho sentito Fresu. Imparare a suonare un cavolo di strumento!
- Andare alla presentazione di un libro alla biblioteca del tuo paese, per l'esattezza il primo libro di Bachisio Floris, papà di Giovanni, quello di Ballarò; una raccolta di racconti intitolata "Nuoro forever" puo' farti venire voglia di trovarti in storie così, come dire, familiari. Leggere autori sardi.
- Fare le analisi del sangue e scoprire che è molto meno impegnativo di quello che ti eri messo in testa. Controllarmi piu' spesso.
Il primo risveglio dopo la prima notte nella mia vecchia casa è bellissimo. Mi sveglio attivo e riposato. Sarà la temperatura abbastanza fresca, sarà il letto, il silenzio, l'assenza di umidità e di zanzare..ma io ogni volta, la prima mattina in casa mia è così. Poi mi alzo e vado su al secondo piano per prepararmi la colazione. Di solito in mansarda c'è mio padre che sta seduto sulla sua poltrona, e mia madre non c'è perché è andata a fare spesa, o a fare una puntura a qualcuno, o sta chiacchierando con qualche vicina, o è alla posta, se di Domenica in chiesa. Anche oggi è andata così.
"Ciao bà.." dico io.
"Ciao. Ma perchè ti sei alzato così presto?"
"Come presto.. Sono quasi le dieci."
E allora cerco il latte, cerco il caffè, lo zucchero...metto nel microonde a riscaldare e poi mi siedo. La colazione a casa mia è intoccabile, io adoro la colazione a casa mia. Ma non per altro, perché qui ho il tempo di farla, mentre quando lavoro non mi levo nessun minuto di sonno per fare colazione, quindi salto e prendo un caffè a lavoro. Invece qui, in vacanza, ho il tempo di fare tutto. Di solito mia mamma ha fatto i biscotti, le gallettine, quindi nel latte ci inzuppo quelle.
Poi chiamo, o mi chiama, qualche amico per dirmi di andare con lui. Io non so nemmeno dove, ma ci vado. Quando sono qui sembra che non c'è mai nientre da fare, invece alla fine sto sempre in giro e poco in casa, e arrivo agli ultimi giorni delle ferie che ai miei amici dico sempre "No, dai, ora sto un po' a casa coi miei, ché non li ho visti niente..".
La sera, quando si sta in paese, si va tutti al chiosco. Quest'anno al chioschetto mi sembra ci sia meno gente; hanno aggiunto due grossi gazebo bianchi, e sotto ci hanno attaccato due grosse luci al neon, che fanno una forte luce bianca. A me non piace questa novità. Prima i tavolini stavano quasi in penombra, tra gli alberi, con qualche lampadina qua e là, la ghiaia sotto i piedi..ora c'è troppa luce. Al chiosco poi si incontrano le persone del paese che non vedi da tanto e allora si avvicinano e le saluti. Ieri ho salutato una mia coetanea che è diventata grassissima, e mi ci sono pure fatto una foto insieme, e una ragazza, anche lei grassissima, con cui l'anno scorso ho fatto da scrutatore per le elezioni (quelle in cui qualcuno aspettava l'exploit del neonato PD).
Poi si va a nanna, ieri intorno all'una e mezzo. Nemmeno troppo presto.
Ora sono in camera mia, è mattina e la finestra è aperta così entra un pò di arietta, e da fuori si sentono le campane della chiesa che suonano a festa, e i clacson delle macchine che fanno il carosello per le vie del paese.
Chissà chi si è sposato..
Io la mattina arrivo a lavoro con gli occhi ancora mezzo chiusi. E non parlo. Non dico buongiorno, faccio un cenno con la testa. Le ragazze delle pulizie oramai sono abituate e mi rispondono anche loro con lo stesso cenno. Poi ci facciamo il caffè insieme e forse due parole iniziano a venir fuori, ma non sempre. Dopo un po' arriva una collega che la mattina è sempre tutta pimpante e allegra. Lei è così, la mattina sta bene, e si sente piena di energia, non lo so come possa succedere una cosa del genere. E quindi lei arriva e già da lontano la senti che si sta avvicinando, e pensi "Nooohooo", mentre nel frattempo inizi a posizionare un tappo virtuale nelle tue orecchie. "Parla con meeee, parlami di teeee...". Oggi cantava la canzone di Eros Ramazzotti, giusto per aumentare il fastidio mio e del mio collega. Che poi lei ha un tono di voce che è paragonabile al clacson di un tir in coda sull'autostrada del sole. Piano piano arriva all'ufficio in cui siamo noi, e col suo marcato accento cubano ci saluta dicendo "Ciaaao tesssoriiin...", noi rispondiamo sorridenti ma a bassa voce come a volerle suggerire di abbassarla anche lei, ci prendiamo il nostro bacio del buongiorno e di seguito le sue confidenze sulla sua attività sessuale del giorno precedente. Che sono quasi sempre simili, comunque, ma è diventato quasi un rito mattutino il fatto che ce le racconti. Riempendole di colori e fuochi d'artificio, come dire. Alla fine ridiamo anche.
