mercoledì, 14 ottobre 2009
Questi giorni io sto andando a piedi. La macchina è in carrozzeria per rifarsi il culetto nuovo dopo la botta di un mese fa, e quindi io ci vado a piedi, ai posti. A lavoro, per esempio. Questa mattina faceva freddissimo, tipo Dicembre, e io sono andato a lavoro a piedi. Sciarpina, cappellino e passo svelto. Sì, svelto, ma mi pareva di camminare storto, con la spalla sinistra leggermente sbilanciata in avanti. Forse sto perdendo l'abitudine di camminare. Poca gente, in giro, alle sei e mezzo. Ma qualcuno c'era: era la gente del mattino. Quelli che io non incontro quasi mai. Studentelli alla fermata della corriera, lavoratori assonnati, anziani arzilli che si sfregano le mani. Il fruttivendolo che sistemava la frutta dentro alle cassette, il tabaccaio Mario che quando mi ha visto passare mi ha detto "Ehi Maaaax, che è successo??", e il tizio della pasticceria-bar che metteva in vetrina tutti i cornetti appena sfornati. E il profumo. Ho guardato l'orologio e mi son detto "Ma sì...". Ho ordinato il latte macchiato e dalla vetrinetta ho preso  il cornetto alla crema con la granella di zucchero sopra, tipo il buondì. Mi sono pure seduto e ho sfogliato il Carlino, mentre il tizio al banco canticchiava Bandiera bianca. Di mattina esiste anche la vita tranquilla. Io di solito la mattina corro. Ma non che vado a fare jogging, io corro proprio, vado di fretta. Tutto per dormire una manciata di minuti in più. Oggi ho scoperto che il gioco non vale la candela.
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sabato, 10 ottobre 2009
Si, lo so che Mercedes Sosa è morta da una settimana; ho avuto da fare. No, non è vero, in realtà non avevo voglia di scrivere: eppure ce ne sarebbero state di cose da commentare, tipo la storia del Lodo Alfano bocciato dalla consulta, il premier che da di matto, il nobel per la pace dato frettolosamente a Barack Obama, la positività di Cannavaro all'antidoping, le belle esibizioni di MarcoMengoni e ChiaraRanieri, la puntatona di Annozero sulla mafia, con Antonio Di Pietro e Massimo Ciancimino che fanno rivelazioni importanti. Ecco, insomma, so tutto. Mi sono tenuto informato come sempre. E ho fatto altro, tipo:
- sono andato dal dentista, o meglio dalla dentista; studio bellissimo, dalla sedia reclinata vedi un finestrone enorme che da sui campi della bassa bolognese. Lei sorride tantissimo, anche senza motivo apparente, forse solo perchè è una dentista, e di motivi per sorridere ce ne sarebbero.
- sono andato a mangiare al parco. A Bologna per qualche giorno è tornata la primavera; parco, cibo, pallone, frisbee, passeggiate, chitarra, teli sul prato, foto, chioschetto, torta. Bella giornata.
- ho cercato un paio di jeans, ma non li ho trovati. Non ho girato la città, intendiamoci, ma per com'è il mio rapporto coi negozi già girare un centro commerciale è sufficiente. Però urge l'acquisto, anche a causa del prossimo punto.
- la pancetta. Si, Mas ha la pancetta. Non era mai successo, e c'è da correre ai ripari immediatamente. Ma come?
- sono ancora in malattia per il tamponamento di qualche settimana fa, il mio medico dice che ne avrò fino almeno al 24 Ottobre, cioè ancora due settimane. In realtà ora sto bene, da lavoro non mi sono mai assentato, però il medico ci ha guadagnato i soldi per il certificato da presentare alla mia assicurazione. E' tutto un magna magna.
- sono stato all'Opera. La Bohème di Puccini, al Teatro Comunale. Platea, terza fila, posto centrale (praticamente perfetto). Il teatro l'avevo già visitato in occasione di un concerto del coro, quindi la maestosità che ti leva il fiato l'avevo già vissuta. L'Opera mi è piaciuta moltissimo; pensavo che vista la durata (due ore) mi sarei addormentato e mi avrebbero trovato sulla poltroncina con la bolla di muco che si gonfia da sotto la narice. Invece non è andata così. Sono rimasto colpito, anche considerando che era la prima volta in assoluto che vedevo un opera per intero (cioè, nemmeno in televisione...).
- 33. Gli anni di Cristo, direbbe la buonanima di Mike Bongiorno.
mercoledì, 23 settembre 2009
Due volte alla settimana vado a lavoro molto presto, e quando accade il risveglio è sempre traumatico, tipo che sto sognando che devo andare a trovare questa mia amica delle superiori, che non la vedo da dieci anni e non so perché devo andare a trovarla, chissà che mi deve dire, e poi perché abita a Cagliari? Non si era trasferita su al Nord, sposata e affigliata e cose del genere? Che ci fa a Cagliari? E soprattutto: perché sta a casa di mia sorella? Boh, lo scoprirò quando la incontro, devo solo arrivare a casa di mia sorella, lei non so perché, ma sta là. E casa di mia sorella non è così lontana dai, è laggiù. Ma per arrivarci devo attraversare strade strettissime che devo spostarmi per far passare le automibili, che sfrecciano perché in fondo siamo a Cagliari, e poi c'è lo strapiombo, ma uno strapiombo spaventoso, non posso andare tranquillo, qui c'è da avere paura, allora inizio a camminare terrorizzato, tremo dalla pa- TI TI TI. La sveglia. cavolo devo andare a lavoro presto oggi. Ma chissà cosa voleva dirmi la mia compagna delle superiori, casa di mia sorella è laggiù, posso arrivarci, oramai manca poco. Allora posticipo la sceglia di 7 minuti, giusto il tempo di arrivare da lei e sentire cosa ha da dirmi, vedere anche che faccia ha dopo tutto questo tempo. Mi riaddormento, e dopo qualche secondo sono già sotto casa Tua. Che mito! Tutte le difficoltà della strada me le sono lasciate dietro, o sono scomparse. Suono, mi apre. Apro il portone, atrio enorme, scale stranissime, tipo a chiocciola ma con degli spazi molto ampi tra un gradino e l'altro, tipo che devi saltare nel vuoto, e fa paura, merda se fa paura. Ma ce la posso fare. Salti lunghi, atterraggi leggeri, sembra quasi che abbia le ali. Riesco a planare delicatamente sui gradini. Mi stupisco di me stesso e mi sembra una sensazione stupenda. Volare, o quasi. E arrivo alla porta di casa di mia sorella. E' aperta, ma poggiata. Ho un po' di paura. Avvicino la mano per spingerla, la apro lentamente, penso cavolo ora saprò finalmente quello che mi deve dire e po- TI TI TI. Di nuovo la sveglia. Sono passati i 7 minuti, ora non posso più, devo andare a lavoro presto oggi, rischio di fare tardi. Mi alzo.
E poi il sogno si puo' interrompere
una volta sola.

(non stupitevi se ho messo il tag "viaggi")
(ringrazio il caro amico tieffemme. Così, a priori)

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giovedì, 17 settembre 2009
06:15 - Sveglia.
06:55 - Passato il badge.
07:00 - Latte macchiato.
09:40 - Cappuccino e due cornetti.
12:30 - Giro in macchina per Bologna, per lavoro, un pazzo alla guida.
13:00 - Arrivo all'ospedale.
13:30 - Ora dell'appuntamento.
13:40 - Scopro cosa è il Triage.
14:00 - Visita ortopedica.
14:45 - Rx cervicale
15:10 - Ritiro referto (e cd con l'Rx!!!)
15:25 - Passato il badge.

16:00 - Arrivo alla sede del mio Quartiere.

16:05 - Avvio pratica di cambio residenza.
16:15 - Alla Coop, prendo l'occorrente per preparare il brodo.
16:30 - A casa. Doccia.
16:35 - Cazzo, ma io non ho pranzato!
16:36 - Megapanino con pollo avanzato e majonese.
16:40 - Butto la carne e le verdure intere nell'acqua fredda, dentro la pentola, e accendo il gas.
16:45 - Carica della lavatrice.
16:55 - Telefonata alla mia Assicurazione.
17:15 - Fine della telefonata.
17:30 - Provo a vedere la puntata di Coliandro che ho perso martedì, ma mi addormento.
18:30 - Sveglia. Il brodo!
19:00 - Daytime di XFactor. Per me Facchinetti sniffa.
19:45 - Fame. "Pelle, ceniamo? Faccio i tortellini!".
20:00 - Cena.
20:30 - Stendo il bucato lavato, e piego quello che stava sullo stendino dai tempi della scorsa lavatrice.
20:40 - Telefonata di lavoro. Ovvero cazzeggio.
20:50 - Metto su Raitre e vado al pc.
21:20 - Adesso. Minchia se son lento.

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martedì, 11 agosto 2009

- Scoprire che una partitona a racchettoni-extreme sulla spiaggia, con tanto di salti e tuffi sulla sabbia, come se far cadere la pallina significasse morire, puo' ridurti in un ammasso dolorante di carne. Riprendere l'attività fisica.
- Guardarsi in uno specchio diverso da quello che si utilizza sempre puo' farci notare tantissime cose che ancora non sapevamo. Fare una visita dentistica.
- Io quando vado a vedere uno spettacolo, di qualsiasi tipo, mi immedesimo con qualcuno di quelli che si esibiscono. Anche l'altro giorno quando ho sentito Fresu. Imparare a suonare un cavolo di strumento!
- Andare alla presentazione di un libro alla biblioteca del tuo paese, per l'esattezza il primo libro di Bachisio Floris, papà di Giovanni, quello di Ballarò; una raccolta di racconti intitolata "Nuoro forever" puo' farti venire voglia di trovarti in storie così, come dire, familiari. Leggere autori sardi.
- Fare le analisi del sangue e scoprire che è molto meno impegnativo di quello che ti eri messo in testa. Controllarmi piu' spesso.

sabato, 08 agosto 2009

Il primo risveglio dopo la prima notte nella mia vecchia casa è bellissimo. Mi sveglio attivo e riposato. Sarà la temperatura abbastanza fresca, sarà il letto, il silenzio, l'assenza di umidità e di zanzare..ma io ogni volta, la prima mattina in casa mia è così. Poi mi alzo e vado su al secondo piano per prepararmi la colazione. Di solito in mansarda c'è mio padre che sta seduto sulla sua poltrona, e mia madre non c'è perché è andata a fare spesa, o a fare una puntura a qualcuno, o sta chiacchierando con qualche vicina, o è alla posta, se di Domenica in chiesa. Anche oggi è andata così.
"Ciao bà.." dico io.
"Ciao. Ma perchè ti sei alzato così presto?"
"Come presto.. Sono quasi le dieci."
E allora cerco il latte, cerco il caffè, lo zucchero...metto nel microonde a riscaldare e poi mi siedo. La colazione a casa mia è intoccabile, io adoro la colazione a casa mia. Ma non per altro, perché qui ho il tempo di farla, mentre quando lavoro non mi levo nessun minuto di sonno per fare colazione, quindi salto e prendo un caffè a lavoro. Invece qui, in vacanza, ho il tempo di fare tutto. Di solito mia mamma ha fatto i biscotti, le gallettine, quindi nel latte ci inzuppo quelle.
Poi chiamo, o mi chiama, qualche amico per dirmi di andare con lui. Io non so nemmeno dove, ma ci vado. Quando sono qui sembra che non c'è mai nientre da fare, invece alla fine sto sempre in giro e poco in casa, e arrivo agli ultimi giorni delle ferie che ai miei amici dico sempre "No, dai, ora sto un po' a casa coi miei, ché non li ho visti niente..".
La sera, quando si sta in paese, si va tutti al chiosco. Quest'anno al chioschetto mi sembra ci sia meno gente; hanno aggiunto due grossi gazebo bianchi, e sotto ci hanno attaccato due grosse luci al neon, che fanno una forte luce bianca. A me non piace questa novità. Prima i tavolini stavano quasi in penombra, tra gli alberi, con qualche lampadina qua e là, la ghiaia sotto i piedi..ora c'è troppa luce. Al chiosco poi si incontrano le persone del paese che non vedi da tanto e allora si avvicinano e le saluti. Ieri ho salutato una mia coetanea che è diventata grassissima, e mi ci sono pure fatto una foto insieme, e una ragazza, anche lei grassissima, con cui l'anno scorso ho fatto da scrutatore per le elezioni (quelle in cui qualcuno aspettava l'exploit del neonato PD).
Poi si va a nanna, ieri intorno all'una e mezzo. Nemmeno troppo presto.
Ora sono in camera mia, è mattina e la finestra è aperta così entra un pò di arietta, e da fuori si sentono le campane della chiesa che suonano a festa, e i clacson delle macchine che fanno il carosello per le vie del paese.
Chissà chi si è sposato..

mercoledì, 15 luglio 2009
Oggi pomeriggio ho dormito. Chè ieri sono andato a letto tardi e stamattina all'alba ero già fuori, quindi dovevo recuperare. E ho dormito proprio. Ho anche sognato. Nel mio sogno c'era un grande scantinato intonacato ma non pitturato, color cemento, sia i muri che il pavimento. Qualche divano qua e là, un camino, dei tavoli, e della gente. Era casa di Ginevra Di Marco, che faceva gli anni, come nella realtà. E tra gli invitati c'era un sacco di gente nota, ma non mi ricordo bene chi. Mi ricordo solo che su uno dei divanetti c'era Edoardo Bennato, invecchiato, triste, solo ed assorto nei suoi pensieri. Mi ha fatto una gran pena, e pensavo che una volta mi piacevano le sue canzoni. Mi ricordano un viaggio verso mare su una 112 Abarth, ad ascoltare la sua armonica e la sua voce bassa e particolare. Poi il sogno ha fatto una virata, e non ero più là, ma ero al mercato del pesce. C'era un sacco di pesce fresco ed invitante. Io mi sono avvicinato ad un cassone in polistirolo pieno zeppo di orate lucenti. Ne ho rubate due, le ho messe tipo in tasca, viscide e umide. Poi correvo via e pensavo "Cazzo Mas, hai rubato!!" e allora correvo più veloce. Le orate sempre in tasca. Poi sono arrivato a casa, le ho tirate fuori ed erano malconce, schiacciate, ma gli occhi erano ancora aperti (cioè, ogni tanto li chiudevano, e questa cosa per un pesce è improbabile). Erano schiacciatissime, praticamente delle sogliole. Avevo rubato due orate che al momento di doverle far vedere erano diventate sogliole conciate male.
Io il significato di questo sogno non lo voglio sapere.
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martedì, 19 maggio 2009
I/Le transessuali. Io mi ricordo quando la prima volta ho sentito questa parola: ero piccolo. Ed era una parola lunga e difficile, che quasi sicuramente non potevo ripetere perché conteneva l'altra parola indicibile, ovvero "sessuale". Non mi ricordo, forse sarò stato novenne. Poi avevo cercato nel dizionario, esattamente come mi era successo poco tempo prima per la parola "profilattico", perché dopo averlo chiesto a mia sorella non ero abbastanza soddisfatto della sua "fumosa" spiegazione. E trovavo definizioni tipo "preservativo" o "anticoncezionale", ovvero il vuoto assoluto; era impossibile capirci qualcosa. Poi crescendo, piano piano, ho imparato. Ma i transessuali al mio paese non c'erano, figuriamoci, e in quel periodo non si vedevano tantissimo nemmeno nei giornali o nelle tv, quindi per me erano un'idea, un'immagine un po' personale e costruita. Tipo, quando è diventata famosa Eva Robin's (che Wikipedia definisce "attore e showman italiano") io mi chiedevo come diavolo potesse accadere una cosa del genere; cioè, l'ermafroditismo..e mi chiedevo: "Ma come ce l'avrà?". Poi un giorno ero a Cagliari in un negozietto e ho visto queste due: alte, spalle grosse, piazzate, voce da uomo, trucco pesantissimo, minigonna. Mi sa che era la prima volta che le vedevo da vicino, e sarò stato forse tipo ventenne, avevo già il pizzetto. Le guardavo: il loro atteggiamento, i loro movimenti, la loro postura, il loro modo di parlare. E continuavo a guardarle. Finché una delle due non si è accorta, mi ha guardato per un attimo, e io ho fatto finta di cercare qualcosa negli scaffali. Poi mi sono messo in fila alla cassa, una fila discretamente lunga, forse ero quinto. Ad un certo punto una delle due transessuali mi passa accanto, fissandomi, e mi da una spallata. Io non dico niente, sentendomi comunque nel torto per averle fissate a lungo. Dopo mi si è avvicinata l'altra, quella più alta e più piazzata, e con una voce simile a quella di Mario Biondi, il tono minaccioso e un forte accento cagliaritano mi ha detto: "Ti rifaccio il pizzetto. Completamente!".
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